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Marzo 2009 |
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struggere le prove dei loro crimini. Shlomo Venezia era uno dei pochi impiegati nel Sonderkommando, il gruppo incaricato di trasportare i cadaveri dalle camere a gas ai forni crematori. Racconta di quella volta che trovò un neonato sopravvissuto al gas mortale perché, attaccato al seno della madre, rimase in apnea. Cosa gli accadde? Al suono dei vagiti, accorse un soldato che pose fine alla vita del piccolo sparandogli con una pallottola in testa. Shlomo ricorda che molte SS amavano farsi immortalare mentre uccidevano i deportati: entusiasti, orgogliosi e sorridenti per aver contribuito allo sterminio di quelli che venivano considerati biologicamente inferiori, mandavano le fotografie ai familiari. Avverto un insolito senso di turbamento e inquietudine…Le mie riflessioni si infittiscono…è come se io fossi inevitabilmente indotta a pormi domande, a calarmi nei panni di chi mi racconta ciò che ha sperimentato. Decido di non porre freni ai miei pensieri e silenziosamente continuo a seguire il gruppo osservando il grigio che mi circonda.
Ci fermiamo dinnanzi al Kinderblock, il blocco dei bambini “eletti”. A costoro il fato clemente aveva concesso di rimanere in vita: a differenza dei molti loro piccoli compagni destinati alle camere a gas, i bambini del Kinderblock (tra i quali le sorelline Andra e Tatiana Bucci), venivano usati dal dottor Mendele per esperimenti biologici. Rabbrividisco all’idea dei “bimbi-cavie”.
La visita prosegue: ci rechiamo ad Auschwitz I, il campo base. Passo sotto una scritta “Arbat mach frei”, il lavoro rende liberi. Ironia e crudeltà dei nazisti, quale la finalità? Concedere un’effimera speranza ai deportati? Illusione fugace e inconsistente che presto si sarebbe dissipata. Visito le prigioni: celle strette e buie delle dimensioni di un metro quadro.
Cosa significa esser costretti a rimanere in piedi e immobili senza mangiare e bere, in amara compagnia del buio e del freddo? Cosa si pensa quando le gambe iniziano a vacillare, quando i piedi vengono piacevolmente riscaldati dalla propria urina?
Entro in un altro blocco, mi guardo intorno: questo è allestito come fosse un museo. Sono conservate moltissime fotografie: volti di uomini, donne e bambini in bianco e nero, volti magri e scarni dagli occhi spenti, volti vuoti. Sono quasi tutti senza capelli. Ricordo di aver sentito di sfuggita dalla guida che i prigionieri venivano rasati per evitare la diffusione dei pidocchi. Peli e capelli (come del resto qualunque cosa di proprietà dei deportati dai vestiti ai denti) venivano “riciclati” per arricchire l’industria del Reich. Assorta nei pensieri perdo il resto del gruppo, salgo velocemente le scale, entro in una stanza e non capisco. Mi avvicino a ciò che è protetto da un enorme vetro di plexiglas, guardo meglio: capelli! Capelli! Un mare di capelli umani! Ma cosa ci facevano i nazisti? Orrendamente la risposta arriva quando sposto lo sguardo alla mia destra: coperte! Coperte! Coperte di capelli umani! Tutto qui? Certo che no! Anche materassi, cuscini...
Non riesco a distogliere lo sguardo, sono molto più che ipnotizzata. Con l’incredulità tipica del mio scetticismo, sento il bisogno di fissare, devo!
Gli altri mi raggiungono, osservano anche loro, ci spostiamo nella sala adiacente: qui è conservata una montagna di scarpe. Altra stanza, montagna di mole maggiore, stavolta costituita da valige. Altra stanza, montagna di protesi… Esco dal blocco, è ormai tardi e nonostante manchi ancora molto da visitare, ci dirigiamo verso i pulman. Al buio del firmamento polacco illuminato da una freddo chiarore lunare, cammino con le mani in tasca... Sono troppo poco sensibile per lacrimare, lo so. Ma non riesco a non meditare.
Oltrepassando la realtà manifesta del Lager, la verità è che non è la visione di un angusto dormitorio, di una squallida latrina, di un filo spinato o di una camera a gas a colpirti e a “cambiarti” (anche se questa definizione non mi piace). Credo sia piuttosto il fissare negli occhi chi ha sperimentato dolore e sofferenza nella loro essenza ed ora è disposto a rievocarli, non senza fatica, per trasmettere la propria esperienza agli altri affinché l’orrore non si ripeta. Credo sia piuttosto l’incontro con il male, la prova inconfutabile dell’esistenza della razionale crudeltà umana a spronare la riflessione, infondere consapevolezza, migliorare…
PRISCILLA BUSATO V A
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LAGER: TRA GRIGIO E SILENZIO Non scrivo per informarvi su cosa sia la Shoah o su come funzioni un campo di concentramento. Simili nozioni storiche sono facilmente apprendibili sfogliando un libro di storia o digitando una parola chiave su un qualsiasi motore di ricerca… Il mio intento è un altro: scrivo per raccontare la mia esperienza. Forse lo faccio egoisticamente: sento il bisogno di narrare ciò che ho visto, di trasmettere ciò che ho imparato…
“Preparati perché da Auschwitz si torna cambiati”. Era questa la raccomandazione che sentivo ripetermi da tutti nei giorni antecedenti la partenza. Non ci ho mai creduto, neppure per un secondo: come era possibile che un viaggio nei luoghi della memoria potesse cambiare la mia persona? No, non io! Inconcepibile per una che ha sempre saputo di essere poco emotiva se non insensibile… |
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per i bisogni: molti si disponevano di spalle attorno a chi lo usava per regalare un illusorio momento di intimità. Il viaggio durò un mese e quando finalmente Sami e i suoi compagni toccarono il suolo, non immaginavano d’ esser giunti all’inferno. Furono divisi in due gruppi: con un semplice gesto del dito le SS stabilivano chi doveva immediatamente morire e chi poteva provvisoriamente vivere per lavorare. Sento che per lui non è semplice ricordare, la sua voce trema, abbasso lo sguardo e rifletto…
La visita prosegue: entro nei diversi dormitori e nelle latrine. Ci fermiamo di fronte a un cumulo di macerie: ci spiegano che è ciò che resta di una camera a gas. Infatti alla vigilia dell’arrivo dei Russi, i nazisti si curarono bene di di |
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BASKET, SIENA E ROMA: LA SFIDA INFINITA Gli anni
passano ma la Mens sana Siena sembra non accusarli minimamente, anzi, i dati
ci illustrano come sia proprio l’esperienza oltre che la bravura, la tecnica
e la forza di gruppo a renderla imbattibile in Italia e tra le contendenti
per la vittoria dell’Eurolega (paragonabile alla champions league
calcistica).
La squadra di coach Simone Pianigiani ha collezionato una striscia di 19
vittorie filate in altrettante partite sorrette durante questo campionato,
con una differenza canestri ben oltre i 300 punti, e vinto 52 degli ultimi
54 incontri affrontati;cifre da
capogiro!
I risultati ottenuti non sono assolutamente causa della fortuna, ma di una
società, un coach e un squadra decisamente pronta a qualsiasi genere di sfida
debba sostenere. Gran parte del merito è del General Manager Ferdinando
Minucci che è riuscito in un tempo così esiguo a organizzare un gruppo ancor
più formidabile dopo l’innesto di Morris Finley, Herry Domercant e Arriel
Mcdonald, i quali hanno arricchito un roster già di per se imponente per quel
che concerne la caratura tecnica dei singoli giocatori, contribuendo in modo
notevole nei match sin qui disputati. L’eterna seconda, ossia la Lottomatica
Roma contrariamente alla Montepaschi non riesce a trovare quella continuità
che darebbe lo slancio giusto per divenire finalmente tra le squadre di
maggiore caratura in tutta Europa. La Virtus, quest’anno, ha ampliato
notevolmente la sua rosa grazie all’acquisto di giocatori fondamentali come
Angelo Gigli, Sani Becirovic, Andrè Hutson, Primoz Brezec e Ruben Douglas (
quest’ultimo giunto nel mercato di riparazione per colmare il gap lasciato
dallo svincolo della guardia Allan Ray ),ottenendo notevoli miglioramenti
rispetto all’anno precedente. In contraddizione a tutto ciò sono le
dimissioni dell’allenatore Jasmin Repesa, avvenute nella prima parte della
stagione in seguito a 5 sconfitte consecutive. Al suo posto è subentrato il
vice Nando Gentile,il quale nonostante l’esigua esperienza in campo
internazionale,sta svolgendo un lavoro tale da convincere i manager a non
nominare un nuovo tecnico. La corsa per lo scudetto è molto lunga e colma di
insidie per queste due società, ma già è praticamente scontato che saranno
loro due a giocarsi il tutto per tutto, con Siena complessivamente avvantaggiata
su Roma.
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LE ORECCHIE PIU’ BELLE DEL MONDO: LA CHAMPIONS
C’è chi l ha alzata, c’è chi l ha giocata, c’è chi l ha sfiorata, c’è chi l ha persa, c’è chi l ha vinta, ma sicuramente tutti l hanno sognata, roba che se stai dormendo rischi di cadere dal letto. Già solamente sentirla nominare:”Coppa dei Campioni” lascia sulla pelle quel brivido che scorre per tutta la tua schiena. Per chi ama il calcio sono le orecchie più belle del mondo, più belle anche, non me ne vogliano le componenti del gentil sesso, di una donna. Eh già, la Coppa dalle grandi orecchie ha un suo fascino particolare che ti trasmette un fiume in piena di emozioni. La finale è fissata per il 27 Maggio 2009 nello stadio Olimpico di Roma. Le ultime 2 finali a Roma hanno visto protagoniste 2 squadre Italiane, la Roma nella tragica notte del 30 Maggio 1984, dove si arrese solo con due errori dal dischetto al Liverpool di Rush, e la magica notte per i tifosi Juventini del 22 Maggio 1996 che, anche loro con l’ausilio dei Calci di Rigore, riuscirono a portare a casa il trofeo contro l Ajax. La storia della Coppa de Campioni, iniziò nel lontano 4 settembre 1955 quando la Uefa inaugurò il torneo invitando 16 squadre provenienti dalle principali federazioni Europee. Quella coppa andò agli spagnoli del Real Madrid i quali aprirono un quinquennio di successi che terminarono nell’edizione del 60. Questa edizione, e quella successiva, videro trionfare il Benfica della pantera nera Eusebio che umiliò nel 1962 il Real Madrid. Dal 63 al 65 si aprì il così detto “triennio Milanese” che vide trionfare prima il Milan , e poi nelle edizioni 64 e 65 la “Grande Inter” di Luisito Suarez e Mazzola. Il triennio Milanese si concluse ancora una volta con la vittoria del Real Madrid, che nel 66 festeggiò i 6 titoli. L edizione del 67 vide per la prima volta trionfare in quel di Lisbona, un club del Regno Unito; questo fu il Celtic che fermò l Inter per 2-1. Lo strapotere del Regno Unito continuò anche i due anni successivi con il Manchester United grazie al neo pallone d’oro George Best. Nel 69 si aprì un periodo in cui il “calcio totale” dominò. Il Milan bissò il successo del 63, battendo l’Ajax, e nel 70 il Feyenoord sconfisse il Celtic divenendo la prima squadra Olandese ad alzare il trofeo delle grandi orecchie. Ma il trionfo Olandese cominciò nel 71 e terminò nel 73. Quest’ Ajax fu una squadra leggendaria, grazie all’intervento dell’allenatore Rinus Michels che conferì ai suoi uomini una disciplina tattica mai vista prima d’allora, che venne ripresa in seguito da Arrigo Sacchi nel Milan. Dopo i trionfi Olandesi, la coppa si spostò in Baviera, e lì rimase per 3 anni; infatti l’edizioni 74-75-76, furono conquistate dal Bayern Monaco del Kaiser Rumenigge, battendo prima i Colchoneros di Madrid, il Leeds United e il St.Etienne, tutte squadre che per la prima volta nella loro storia partecipavano ad una finale di Coppa dei Campioni. Dal 77 si aprì un periodo che vide come protagonista il calcio d’ oltre manica. Infatti le squadre Inglesi, riuscirono a raccogliere ben 7 successi in 8 anni, di cui 6 consecutivi! Il ciclo fu aperto dal Liverpool che grazie a Kevin Keegan, riuscì a portare a casa il titolo 2 volte; poi fu la volta del Nottingham Forrest, che portò la competizione a casa nel 79 e nel 80. Nel 81, il Liverpool, in una finale storica con in il Real Madrid a Parigi, ebbe la meglio sulle meringhe con un 1-0. L’edizione del 82 vide come protagonista l’ Aston Villa, che sconfisse il Bayern Monaco per 1-0. L 83, sancì la fine dello strapotere Inglese; L’ Amburgo, riuscì a interrompere la serie di 6 titoli consecutivi delle squadre del regno Unito. L’anno successivo, però, fu un anno che per i tifosi Romanisti fu terribile; finale della Coppa dei Campioni a Roma, la Roma in finale contro il Liverpool, tutto sembrava perfetto;ma il calcio è strano, in quella notte i giocatori più rappresentativi giallorossi si fecero intimidire dal portiere dei Reds. La coppa andò di nuovo in Britannia, per la settima volta nelle ultime 8 edizioni. La finale del 85 fu una delle note più amare che il calcio Europeo ricordi: finale di coppa dei campioni, Juventus-Liverpool; Heysel. Lo stadio belga fu teatro di una strage, una tribuna cascò causando migliaia di morti. La coppa andò alla Juventus, ma il clima era surreale. I 3 anni successivi, videro arrivare alla ribalta 3 Club che vinsero per la prima volta la coppa: Steaua Bucarest, Porto, e Psv Eindhoven. Nell’ 89 cominciarono i trionfi rossoneri; questi, grazie a numerosi innesti Olandesi, mostrarono il calcio calcio totale che sopra ho citato. Il 91 vide trionfare la stella rossa di Belgrado. L’edizione 92 vide il ritorno delle squadre inglesi, dopo la squalifica per la tragedia dell’ Heysel; quel’edizione fu vinta dal Barcellona allenato da Cruyff . Il 93 fu la volta del’l Olympique Marseille, che battè il Milan. Ma l anno dopo i rossoneri ebbero l’occasione di riscattarsi, battendo e umiliando con un sonoro 4-0 il Dream team di Barcellona. Il Milan Capelliano, continuò la serie di finale consecutive, ma l Ajax spodestò i rosso neri per 1-0. Il 22 maggio 1996, tornò a trionfare la Juventus, rivoluzionata con l'arrivo dell'allenatore Marcello Lippi. Il Borussia Dortmund entrò nel novero delle squadre vincitrici della Coppa dei Campioni nell'edizione del 1996-1997. Nel 98 tornò alla ribalta il Real Madrid, grazie al talento di Suker, Hierro ed Ilgner. L'edizione 1998-1999 incoronò il Manchester United, capace di centrare, il cosiddetto treble, campionato, coppa nazionale e Champions League. L’edizione del nuovo millennio andò dove la storia era cominciata, ovvero a Madrid. Il 2001 vide la coppa tornare in Baviera, grazie ad una vittoria ai rigori del Bayern Monaco in finale col Valencia. Nel 2002 tornò alla ribalta ancora il Real Madrid che conquistò la coppa con una splendida girata al volo di Zizou Zidane. Il 2003 vide per la prima volta 2 squadre Italiane in finale; furono Milan e Juventus, e Sheva castigò Buffon. L’anno dopo in finale arrivarono due outsider, Porto e Monaco, con i portoghesi vincitori. L’edizione successiva è stata la più affascinante di sempre: una finale rocambolesca che ha visto il Milan portarsi in vantaggio di 3 gol nel primo tempo e il Liverpool recuperare lo svantaggio e trionfare ai rigori. L’edizione 2005-2006 fu vinta meritatamente dal Barcellona delle meraviglie contro l’Arsenal, mentre quella del 2006-2007 ha proposto un revival della finale 2004-2005: Milan e Liverpool, di nuovo contro a distanza di due anni, si affrontarono in una partita meno spettacolare rispetto alla finale precedente ma che sancì la vendetta rossonera. La Champions dello scorso anno è andata al Manchester: l’invincibile armata di sir Alex Ferguson, che con i suoi diavoli rossi ha sconfitto ai rigori i connazionali del Chelsea, in terra russa. MATTEO CASSINA V A
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SPORT |

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A Birkenau, in rispettoso silenzio, osservo la ferrovia, il filo spinato, i vagoni nei quali i deportati, stipati come bestie, viaggiavano per ore ed ore completamente ignari della destinazione. Sami Modiano, uno dei quattro reduci con il quale ho il piacere di condividere il viaggio, racconta di come arrivò in quel luogo la prima volta. Lo ascolto con un’insolita attenzione: Sami ricorda il caldo torrido di luglio, la sete inappagata, l’odore fetido di corpi ammassati. Al centro del vagone gremito di deportati, vi era un bidone |